Stili opposti e mai uno contro l’altro. Ma tra Mou e Pioli c’è un punto di contatto

Chiudete gli occhi e proviamo a fare un gioco: immaginate Stefano Pioli che mima il “tre” con le dita ai tifosi della Juve, che si trasfigura in tribuna mentre parla al microfono delle cuffie, che dice “non sono uno str….” in conferenza stampa, che rimarca l’abissale differenza di livello tra i titolari e le seconde linee della sua squadra… immaginate Pioli che fa il Mourinho, insomma. Vi scappa un sorriso? Impossibile, vero? Che José sia inimitabile è chiaro a tutti da tempo, ma è difficile trovare qualcuno più distante di Pioli dallo stile del portoghese. Mondi paralleli, tant’è vero che non si sono mai incrociati.

Domenica sera, la notte di Halloween sarà l’occasione per osservare i due condottieri in un inedito confronto diretto. E per scoprire chi farà vedere le streghe all’altro, in un match di primaria importanza per il campionato. Dovesse vincere Mou, qualcuno a Roma potrebbe anche riprendere in mano la tabella scudetto, a costo di sembrare pazzo, viceversa un successo del Diavolo manderebbe i giallorossi a -12, certificando la fine del sogno impossibile.

MAI DI FRONTE

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Quella dell’Olimpico sarà la prima sfida tra Mourinho e Pioli. Sembra incredibile, visto che parliamo di due tecnici più vicini alla sessantina che ai cinquant’anni d’età, ma è così. In Europa non c’è mai stata occasione di affrontarsi, anche per via del fatto che Pioli ha iniziato solo nelle ultime stagioni ad assaporare le competizioni internazionali. E i due anni di Mourinho in Italia con l’Inter? Niente, perché Stefano era in Serie B e attraversava la fase della carriera da allenatore a due passi da casa: Piacenza 2008-09, Sassuolo 2009-10, dopo aver acquisito esperienza a Modena e a Parma. In quelle due stagioni nemmeno il calendario di Coppa Italia ha messo di fronte i due rivali di domenica.

STILI OPPOSTI

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D’altronde, l’ascesa di Pioli fino al livello top è stata graduale. Non è mai stato considerato uno “Special One” come José, anzi, spesso s’è parlato di lui come “Normal One”, anche se per la verità sono due soprannomi che non entusiasmano i diretti interessati. Ha salito la scalinata verso l’eccellenza gradino dopo gradino, fedele al suo stile diretto, semplice, chiaro, senza eccessi. Mai teatrale, mai machiavellico, mai tentato dall’idea di utilizzare il rapporto coi media per mandare messaggi a squadra, colleghi, rivali, detrattori, al mondo intero. Un anti-personaggio, se paragonato all’artefice del Triplete interista. Ma ognuno ha il suo modo di lavorare, ognuno crea l’ambiente che più gli è congeniale per rendere al meglio.

IL PUNTO DI CONTATTO

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Qualcosa in comune, tuttavia, Mourinho e Pioli ce l’hanno. Oltre all’aver allenato entrambi l’Inter, s’intende. Tatticamente, la Roma e il Milan si assomigliano per sistema di gioco. Avvertenza, da ripetere ogni volta: il fatto che due squadre si schierino col 4-2-3-1 non significa che siano simili per filosofia, movimenti, principi. Di certo, però, sia Mou che Pioli amano occupare il campo in maniera analoga, quando si tratta di schierare le pedine in campo Possibile, dunque, che domenica sera si assista a una sfida simmetrica, da questo punto di vista. E che almeno in questo specchio l’immagine dei due non sia così diversa.

PËRGJIGJU

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